COMBO – The Queer Dance Combination Festival / La luce che brucia: quando il processo diventa opera
ph luca cirillo
Tra gli appuntamenti più significativi della quinta edizione di COMBO – The Queer Dance Combination Festival, La luce che brucia ha rappresentato la dimostrazione più convincente di quanto la ricerca possa diventare, in tempi brevissimi, una forma scenica compiuta. Nato come workshop con esito performativo all'interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte, il progetto ha restituito al pubblico un lavoro sorprendentemente maturo, capace di trasformare appena due giorni di residenza creativa in un'esperienza di forte intensità poetica. Più che una semplice restituzione finale, La luce che brucia si è configurato come un attraversamento del corpo inteso come luogo di continua metamorfosi, dove costruzione e disfacimento, forza e vulnerabilità convivono senza mai opporsi davvero. Il concept della transizione non rimane un presupposto teorico, ma prende forma attraverso una scrittura coreografica che lascia emergere relazioni, ascolti e possibilità inattese. Ciò che colpisce è innanzitutto la qualità della presenza collettiva: i corpi sembrano percepirsi prima ancora di sfiorarsi, costruendo una trama di gesti che si propagano nello spazio con naturalezza. Non c'è mai ostentazione tecnica, ma una precisione silenziosa che trasforma il movimento in linguaggio condiviso corale. Le traiettorie individuali si fondono in una vera e propria sinfonia corporea, dove ogni variazione trova il proprio equilibrio all'interno del gruppo, restituendo un senso di armonia raro da incontrare in processi creativi così rapidi.
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| ph luca cirillo |
L'ambiente di Capodimonte non è una semplice cornice: alberi, luce, architetture e paesaggio prospettico diventano parte integrante della composizione in un dialogo continuo tra gesto e natura. La performance sembra nascere dal luogo stesso, lasciando che lo spazio influenzi il ritmo, la distanza e persino la qualità dell'ascolto tra i performer. È proprio questa relazione organica con l'esterno a conferire all'intervento una dimensione quasi rituale, in cui il paesaggio smette di essere sfondo per diventare partner della danza e osì la luce. Sorprende soprattutto la freschezza della creazione, nulla appare irrigidito o eccessivamente costruito: la composizione conserva l'urgenza della scoperta, quella qualità fragile e preziosa che appartiene ai lavori capaci di lasciare spazio all'imprevisto senza rinunciare alla coerenza formale. È una leggerezza poetica che non coincide con l'incompiutezza, ma con la vitalità del processo, reso visibile senza mai essere esibito. Che un risultato di tale equilibrio sia stato raggiunto nell'arco di appena due giorni di lavoro, presso gli spazi di /hss
diretto da Sara Foglia, testimonia la solidità del metodo adottato e la qualità della conduzione artistica laddove la rapidità del processo non produce semplificazione, ma concentrazione e ogni scelta appare necessaria, ogni relazione costruita con precisione, ogni immagine nata da un ascolto autentico tra i partecipanti.
ph luca cirillo
La luce che brucia conferma, ancora una volta, la capacità della compagnia Cornelia, diretta da Nyko Piscopo, di costruire dispositivi artistici che mettano al centro il corpo come spazio di relazione e di trasformazione, ma conferma anche qualcosa di più ampio: il ruolo ormai centrale che la compagnia occupa nel tessuto culturale napoletano. Attraverso COMBO, Cornelia continua infatti a consolidare una pratica che unisce formazione, ricerca, produzione e apertura alla comunità, dimostrando come un festival possa essere non soltanto una vetrina di spettacoli, ma un vero laboratorio permanente di pensiero e di creazione.
Manuela Barbato

