Libro o Film? Due modi di raccontare il sequel de “Il Diavolo veste Prada”

Sempre più persone si interessano alla moda – ci spiega melania Esposito – un ambiente apparentemente affascinante, fatto di abiti lavorati nei minimi dettagli e di passerelle scintillanti. La moda fa parte della vita di tutti noi, sia di chi è appassionato di questo settore, sia di chi ritiene che gli abiti non meritino tanta attenzione e tanto profitto. La moda ha un potere: quello di catturare e trascinare nel suo mondo. A quanto pare, ciò può essere facilmente dimostrato da un semplice film: “Il Diavolo veste Prada”. Questo film ha avuto un forte impatto sul pubblico nel 2006, avvicinando persone di tutto il mondo alla moda e facendo sognare molte ragazze e molti ragazzi di lavorare in questo ambiente, magari diventando giornalisti di moda. Inoltre, ha mostrato un aspetto della moda che spesso dimentichiamo: cosa significhi fare sacrifici e impegnarsi per diventare la persona che desideriamo essere. Proprio in questi giorni sta riscuotendo grande successo il sequel, “Il Diavolo veste Prada 2”, che è ancora nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Appassionati di moda e non, grandi e piccoli, sono andati a vedere questa interessante pellicola, che affronta temi particolarmente importanti come la digitalizzazione delle riviste e dei giornali, un argomento tutt’altro che secondario. Non sono mancate le critiche: alcune riguardo il ruolo della moda, che nel primo film era il tema centrale; altre il doppiaggio, i personaggi o diversi aspetti della trama. Critiche che, ovviamente, sono emerse solo dopo uno o due giorni dalla visione, perché durante il film molti spettatori erano probabilmente troppo emozionati all’idea di rivedere gli stessi personaggi sullo schermo dopo quasi vent’anni. Ciò che andrebbe discusso, o perlomeno analizzato, è quanto del libro “La vendetta veste Prada” del 2016 sia stato effettivamente ripreso e trasposto nel film. Scritto da Lauren Weisberger, il romanzo è il sequel de “Il Diavolo veste Prada”, il primo bestseller dell’autrice. Nel libro, Andy ha lasciato definitivamente “Runway” e ha fondato con Emily una rivista di matrimoni chiamata “The Plunge”. Inoltre sta per sposarsi e ha costruito una vita lontana dall’influenza di Miranda. Nel film, invece, Andy è una giornalista affermata che, dopo il licenziamento dalla sua redazione, torna a lavorare per “Runway” come Features Editor e collabora nuovamente con Miranda per salvare la rivista dalla crisi dell’editoria. Un’altra differenza importante riguarda il ruolo di Miranda. Nel libro è l’antagonista personale di Andy e cerca di danneggiare la sua attività riportando a galla vecchi traumi; nel film, invece, è meno una nemica e più una figura complessa, costretta a reinventarsi e ad affrontare i cambiamenti del settore editoriale.
Leggendolo, si può notare come la trama sia parecchio diversa da quella mostrata nel film: per questo motivo si può affermare che “Il Diavolo veste Prada 2” non costituisca un adattamento diretto del libro. Per chi ama la moda, il libro vale sicuramente la lettura grazie alle descrizioni più approfondite degli outfit e dell’ambiente editoriale. Il film, invece, merita di essere visto perché offre una visione più completa e dinamica della vicenda, valorizzata dalle interpretazioni degli attori, dall’estetica delle scene e da una colonna sonora che contribuisce a rendere l’esperienza ancora più coinvolgente . Insieme, libro e film, permettono di apprezzare la storia da due prospettive diverse ma ugualmente interessanti.
                                        Melania Esposito

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