To My Skin: la danza come lente critica sul presente


before/after ph sabrina cirillo

Quando la crisi climatica diventa materia coreografica, il palcoscenico smette di essere semplice spazio scenico e si trasforma in terreno di riflessione. È ciò che accade in To My Skin, dittico prodotto dalla Cornelia Dance Company, che utilizza il corpo come strumento poetico per indagare le ferite e le trasformazioni del nostro tempo.

L’opera riunisce due creazioni autonome, ma profondamente intrecciate: Before/After di Mauro de Candia e Ardor di Antonio Ruz. Due sguardi differenti che convergono verso un unico interrogativo: come tradurre in gesto artistico gli effetti estremi del caldo e del freddo, metafore delle grandi mutazioni ambientali che attraversano il pianeta?

In Before/After, De Candia costruisce un paesaggio umano sospeso, fatto di architetture corporee che fendono lo spazio evocando l’immagine di una pelle che cede sotto il peso del gelo. La coreografia procede per scarti, tensioni improvvise e mutamenti imprevedibili, rivelando progressivamente la precarietà di ogni equilibrio. Il confine tra individuo e natura si assottiglia fino a dissolversi, dando vita a una relazione nuova, fragile e inquieta. Non c’è narrazione lineare, ma una scrittura fisica che suggerisce, interroga, provoca.

ardor - ph sabrina cirillo

Se la prima parte del dittico indaga la rigidità e la contrazione, Ardor di Antonio Ruz si muove in direzione opposta. Qui domina il calore: un fuoco invisibile che trasforma i corpi, li piega lentamente, li rende materia incandescente. Creato dal coreografo spagnolo insieme ai danzatori della compagnia, il lavoro immagina uno scenario ad alta temperatura in cui il movimento esplora qualità opposte e complementari: densità e leggerezza, esplosione ed emersione, abbandono e resistenza.

ardor - ph sabrina cirillo

La danza diventa così un campo di forze in continua trasformazione. Ruz lavora sulle diverse modalità dell’impatto fisico, sul sudore, sull’energia che attraversa i performer, restituendo l’idea di un organismo collettivo che, nonostante tutto, continua a generare nuove forme di vita. Non c’è distruzione definitiva, ma una metamorfosi incessante: il corpo non si frantuma, si fa magma.

L’efficacia di To My Skin sta proprio nella sua capacità di evitare qualsiasi retorica didascalica. La questione ecologica non viene enunciata, ma incarnata. I danzatori della Cornelia Dance Company trasformano in gesto scenico la sofferenza e la resilienza del pianeta, costruendo un linguaggio fatto di azioni fisiche e immagini poetiche. Il risultato è un’esperienza sensoriale intensa, che coinvolge lo spettatore a livello emotivo prima ancora che razionale.

before/after ph sabrina cirillo
Lontano dall’essere un semplice spettacolo di intrattenimento - ha registratro due sold out al Piccolo Bellini di Napoli in pochissimi giorni dall'apertura delle vendite - il progetto assume i contorni di un atto artistico consapevole e urgente. Il riconoscimento ottenuto al Festival d’Autunno di Catanzaro testimonia la maturità della compagnia diretta dal coreografo Niko Piscopo capace di coniugare ricerca estetica e impegno civile, tecnica coreografica e profondità concettuale. Ciò che emerge, al termine della visione, è la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre la performance: To My Skin si configura come un vero dispositivo critico, un invito a ripensare il rapporto tra uomo e ambiente, tra fragilità e responsabilità. In un’epoca segnata da allarmi sempre più pressanti, la danza si fa così strumento di consapevolezza collettiva. Il corpo, in queste due creazioni, diventa paesaggio, termometro, memoria. E la scena si trasforma in un luogo in cui arte e attualità si incontrano, ricordandoci che anche un gesto poetico può essere, oggi più che mai, un atto necessario.

Nasceranno riflessioni intorno al tema dopo lo spettacolo, ma anche spunti per scrivere ancora una volta di una compagnia di danza che ha fatto dell'avanguardia la sua missione e della ricerca del gesto il suo pane quotidiano, un gruppo coeso con le radici ben salde e i rami protesi verso una dimensione sempre più internazionale.

Manuela Barbato


Teatro Piccolo Bellini 24 e 25 gennaio 2026

TO MY SKIN
coreografia Mauro de Candia Antonio Ruz collaborazione coreografica e danzatori Ginevra Conte, Leopoldo Guadagno (Before/After), Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Marta Ledeman, Francesco Russo, Antonio Tello (Ardor) 

musica Julia Wolfe, Aire
testo HOMESICK: A PLEA FOR OUR PLANET by Andrea Gibson
voice-over Simona De Leo
performer Eleonora Greco
costume designer Francesco Massaro
set designer Rosita Vallefuoco
referente tecnico Cosimo Maggini
foto Sabrina Cirillo
management Vittorio Stasi 

produzione Cornelia
supporto Teatro Area Nord 

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